giovedì 19 gennaio 2017

La Revolución Ciudadana alla sfida elettorale.

Il SocialismoXXI con le sue difficoltà, aggravate dall'imperialismo statunitense, si prepara alla controffensiva rivoluzionaria partendo dall'Ecuador.
Domenica scorsa, a Guayaquil, il popolo dell'Ecuador ha festeggiato i 10 anni della "Revolución Ciudadana" guidata dal presidente socialista Rafael Correa che ha permesso a 2 milioni di cittadini di uscire dalla povertà. Il presidente Correa, nel suo intervento, ha affermato che il più grande successo ottenuto è stato quello di aver recuperato l'orgoglio e la sperenza, l'aver ricostruito la Patria. Una rivoluzione sociale, contro l'oligarchia e la corruzione, a sostegno delle classi popolari. Con la rivoluzione sono stati investiti 85milioni di dollari, in particolare nei settori dell'istruzione e nei servizi di prima necessità, non è un caso che l'Ecuador risulta essere al secondo posto tra i paesi più felici al mondo.  Nel 2017 si prevede una crescita dell'economia di 1,4 punti percentuali. L'Ecuador in questi 10 anni ha ricostruito una Patria stabile ed economicamente in crescita, con politiche popolari che hanno affrontato, seriamente, la povertà. Migliorando l'efficienza, combattendo l'evasione fiscale, riducendo la dipendenza dal petrolio. Una rivoluzione che ha ottenuto enormi risultati in educazione, salute, lavoro, previdenza sociale e diritti delle donne. Correa ha ribadito che la celebrazione per i 10 anni della rivoluzione "più che nel passaggio delle cose raggiunte, è per l'aspettativa dei risultati nuovi", affermando che nessuno "potrà fermare questo processo che è già una leggenda”. Sereno, il presidente si è detto felice per i risultati ottenuti, "È bello partire senza dire addio, con lo sguardo sereno, e la voce ferma"
Paola Pabon, segretaria nazionale di Gestione della Politica dell'Ecuador, su Prensa Latina, ha dichiarato che "nel 2016 abbiamo duplicato il numero di persone con accesso alla previdenza sociale, fatto che significa accedere a prestazioni di salute, poter avere una vecchiaia degna, con una pensione che permetta di affrontare la vita. Abbiamo rivoluzionato il paese, l'Ecuador della prostrazione, della frustrazione e della vergogna rimase nel passato, oggi abbiamo un paese che può sognare nel futuro".
La rivoluzione ora dovrà affrontare una nuova sfida, questa volta elettorale, senza il suo leader, Rafael Correa. Infatti il presidente ha deciso, insieme al suo partito Alianza País, di sostenere la candidatura dell'ex vicepresidente, Lenin Moreno. Le elezioni si svolgeranno il 19 febbraio, e il possibile ballottaggio sarà il 2 aprile. Gli altri sette candidati per la corsa presidenziale sono:  Guillermo Lasso (Creo-Sum); Cynthia Viteri (PSC); Paco Moncayo (accordo per il cambiamento); Washington pesantez (Unione Ecuador); Abdala Bucaram (Fuerza Ecuador); Patricio Zuquilanda (PSP3); Ivan Espinel (Impegno Sociale).
Dieci anni di conquiste sociali che sfideranno il neoliberismo in una lotta decisiva che avrà conseguenze su tutta l'America Latina, come  ha dichiarato l'attuale presidente "L'ecuador è già cambiato", ma questo è solo l'inizio di un lungo cammino verso la Patria Socialista.
I nemici sono tanti, il Presidente Correa da tempo ha denunciato il nuovo Piano Condor per far fallire il Socialismo XXI in Sud America, oltre a ciò ha denunciato anche il piano per destabilizzare il governo eletto democraticamente dell'Ecuador, secondo il presidente c'è un piano iniziato dal 2013 dai fratelli Isaias, gli ex banchieri responsabili della crisi finanziaria del 1999, in combutta con i politici di una destra, corrotta e impopolare.
Il socialismo ha davanti a sè una duplice sfida, interna ed esterna. Siamo in attesa di verificare quale sarà il comportamento degli Stati Uniti del neoeletto Trump.
Avrà forse ragione Correa, il quale sosteneva che l'America Latina aveva necessità di un shock-Trump, perchè "lui è così estremista che questo genererà una reazione in America Latina, così forte da costruire un maggiore sostegno per i governi progressisti"?
In attesa di una risposta dalla storia, assisteremo con attenzione l'esito elettorale del 19 febbraio, quando Lenin Moreno affronterà il neoliberismo e il golpismo americano.

Andrea Perno Salutari


lunedì 26 dicembre 2016

Lula, il miglior presidente della Repubblica Brasiliana

Il Golpe istituzionale, giorno dopo giorno, manovra dopo manovra, si mostra per quello che è: una controrivoluzione, un golpe imperialistico di matrice liberale.
Tutti i rivelatori sociali evidenziano che il golpe guidato dal "traditore" Michel Temer è avverso dalla maggioranza del popolo brasiliano, a partire dal mondo del lavoro. La riforma delle pensioni e la disoccupazione in aumento hanno alimentato un malcontento che sta crescendo in tutto il paese.
Secondo i sondaggi soltanto l'8% dei brasiliani è favorevole alla riforma delle pensioni che prevede un innalzamento a 65anni come età minima.
La riforma fiscale, che vuole congelare la spesa pubblica per 20 anni, a partire dai settori della sanità e dell'istruzione, è rigettata dal 78% dei brasiliani.
Tra le riforme più contestate, quelle di estendere l'orario di lavoro da 8 ore al giorno fino ad un massimo di 12 ore.
Secondo gli ultimi sondaggi il 55% dei brasiliani dà un giudizio estremamente negativo dell'operato di Temer, e soltanto il 4% ne approva i provvedimenti.

giovedì 22 dicembre 2016

Evo Morales e il IX congresso del Movimiento al Socialismo

Il 18 dicembre, in Bolivia, si è festeggiata la Giornata della Rivoluzione Democratica e Culturale, a 11 anni esatti dalla vittoria che ha permesso al socialista Evo Morales di diventare il primo presidente indigeno della Bolivia, ottenendo il 54% dei voti. Alla cerimonia hanno partecipato anche il presidente ecuadoregno Rafael Correa e quello venezuelano Nicolas Maduro. Nelle stesse giornate si è svolto il IX congresso nazionale del Movimiento al Socialismo, di cui Evo Morales è il leader. La rivoluzione democratica boliviana ha salvato un paese che era sull'orlo del baratro, senza una guida, sprofondato in una terribile crisi economica.

L'elezione di Morales fu un evento eccezionale che portò il rafforzamento nel continente dell'esperienza del Socialismo XXI. Il presidente boliviano è stato eletto tre volte consecutivamente, nel 2005, nel 2009 e nel 2014. Tra le politiche di maggior successo la nazionalizzazione degli idrocarburi, con un PIL che in questi 11 anni è cresciuto di cinque volte, mentre il salario minimo è salito da circa $ 50 (2005) a quasi $ 270 (2015), con una povertà drasticamente ridimensionata. Durante la cerimonia di domenica, Morales ha affermato che il suo paese ha subito in questi anni attacchi imperiali per sottrarre la sovranità, sfruttare le risorse nazionali e distruggere la cultura della Bolivia. "Il sistema capitalistico ha sempre cercato di dominare e umiliare" per questo noi "siamo antimperialisti e anticapitalisti", ha affermato Evo Morales. 

domenica 18 dicembre 2016

La cospirazione contro il Venezuela tramite il Mercosur

Gli attacchi contro il governo bolivariano tramite il Mercosur (Mercato comune del Sud) mirano a minacciare l'integrazione regionale e sono un attacco politico al Venezuela. La denuncia è di Delcy Rodriguez, il ministro degli Esteri del Venezuela, che nei giorni scorsi, nei pressi del palazzo dove era in corso il vertice del Mercosur, è stata aggredita dalla polizia argentina. Una riunione in cui gli è stato impedito di partecipare perchè nell'ordine del giorno c'era in discussione l'espulsione del Venezuela dal Mercosur.


La pace colombiana è in guerra

Il processo di Pace tra le Farc-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e il governo colombiano. Martedì scorso la Corte Costituzionale della Colombia ha approvato il "Fast Track", un procedimento legato alle implementazioni degli accordi di Pace, per proseguire con fermezza nonostante il No del referendum dello scorso 2 ottobre. Il mese successivo, a novembre, il Congresso colombiano ha ratificato un nuovo accordo, venendo incontro al Fronte del No e ai suoi settori sociali e politici. Il Fast Track, come si può intuire dal nome, è una procedura rapida con cui i nuovi elementi del processo saranno incorporati nel sistema. Consentirà di ridurre i tempi e permetterà alle leggi, i regolamenti e le norme, di diventare effettive in sei mesi.

Leggi che hanno nei mesi scorsi animato il dibattito, nello specifico mi riferisco alla legge di amnistia e di indulto, alla Giurisdizione Speciale per garantire la verità e le garanzie di sicurezza per le Farc e i movimenti politici e sociali che sono stati, e lo sono tutt'ora, vittime di persecuzione e violenza.
Una legge, molto discussa, che permetterà la liberazione di molti prigionieri politici e sospenderà molti mandati di cattura. Un atto che il governo considera fondamentale per far velocemente transitare le Farc dalla guerriglia alla vita sociale. Un accordo che restituirà i diritti sociali e politici ai membri delle Farc, ai quali verranno garantiti un minimo di due parlamentari, sia in questa legislatura che terminerà nel 2018, sia nella prossima. Una protezione per garantire, comunque andranno le prossime elezioni politiche, la rappresentanza agli, ormai ex, guerriglieri colombiani.

giovedì 15 dicembre 2016

Aleppo libera, i comunisti siriani contro l'imperialismo e l'Isis

Aleppo è stata liberata, i civili festeggiano, i terroristi sono in fuga, una guerra che però non vede ancora la fine. I mezzi d'informazione e le burocrazie del potere occidentale tentano di falsificare la realtà per trasformare gli aggrediti in carnefici, e allo stesso tempo i terroristi islamici arrivati da tutto il mondo vengono dipinti come "ribelli" a tratti persino democratici. Una disinformazione globale dove, anche la stampa progressista dei paesi europei, si è mostrata complice dell'imperialismo e del terrorismo.
Il Partito Comunista Siriano ha inviato Solidnet un comunicato, che Marx XXI ha tradotto in italiano.

Il Nobel che deve ancora arrivare alla pace

Il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, si é aggiudicato il premio Nobel per la Pace 2016. Un premio «per i suoi sforzi risoluti per portare al termine una lunga guerra civile del paese che dura da più di cinquant’anni», questa è stata la motivazione del Comitato del Nobel.
Santos, che ha definito il premio come «un dono caduto dal cielo», è arrivato ad Oslo accompagnato da una trentina di accompagnatori, tra cui vittime del conflitto armato e negoziatori, mentre non era presente nessuno rappresentante delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, anche se il presidente ha affermato che le Farc erano presenti «nel cuore e nello spirito». Un conflitto, quello colombiano, che da oltre 50 anni è costato la vita a più di 250mila persone.

venerdì 9 dicembre 2016

Temer peggio di Pinochet

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, giovedì ha definito il golpista Temer, l'attuale presidente del Brasile, un sicario dei diritti politici e sociali del popolo brasiliano. Durante una cerimonia pubblica, ripresa dal canale televisivo governativo, il presidente Maduro ha paragonato l'attuale presidente brasiliano alla figura di Pinochet, l'ex dittatore sanguinario del Cile. Il popolo venezuelano è vicino ai fratelli brasiliani, per Maduro oggi siamo di fronte ad una minaccia imperialista che rimuoverà i diritti sociali e reprimerà ogni forma di contestazione.
Il compito del golpista brasiliano è quello di cancellare tutte le riforme sociali dei governi Lula e Rousseff, e applicare il suo credo sintetizzabile nel suo dogma liberale: «lo Stato deve trasferire al settore privato tutto ciò che è possibile».

giovedì 8 dicembre 2016

Rivoluzione, di Fidel Castro

La rivoluzione è il senso del momento storico;
è cambiare tutto ciò che va cambiato;
è uguaglianza e libertà piene;
è essere trattati e trattare gli altri come esseri umani;
è emanciparci grazie a noi stessi e ai nostri propri sforzi;
è sfidare le potenti forze che dominano all’interno e all’esterno della nazione;
è difendere i valori in cui si crede al prezzo di qualsiasi sacrificio;
è modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà ed eroismo;

lunedì 5 dicembre 2016

La Costituzione affonda Renzi, chi ha vinto?

La sinistra che affonda il centrosinistra e consegna il governo alle destre. Qualcosa di già visto, questa volta Renzi e il suo Partito della Nazione, in realtà mai nato, ha fatto quasi tutto da solo. Un uomo solo al comando, nel PD, dove il suo rinnovamento castrato non è riuscito a generare una nuova classe dirigente, con una politica europeista che ha annientato le differenze tra destra e sinistra. Un'esperienza finita, per mano propria. Una riforma costituzionale, dove lo zampino di Napolitano è evidente, da lui voluta e dal popolo italiano rigettata al mittente.
Una riforma costituzionale criticabile, in certe parti molto confusa e mal scritta, come la questione del nuovo Senato, non abolito, ma ridimensionato in poteri e numeri. Ma con diversi spunti positivi e da molti schieramenti apprezzati, come il superamento del bicameralismo perfetto, l'eliminazione dell provincie, l'eliminazione del CNEL, la riduzione dei parlamentari, la fiducia alla sola camera, e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, introdotta proprio dal centrosinistra. Potrei affrontare nel merito la riforma e motivare, seriamente, il mio No. Non lo farò perchè non dobbiamo prenderci in giro.
La sinistra, emotivamente, ha pensato sinceramente di voler difendere la Costituzione, ma la realtà è un'altra.
La Costituzione è stata usata, da politici irrispettosi come Berlusconi. La carta nata dalla Resistenza falsamente difesa dai fascisti di Forza Nuova e Casapound e protetta da Grillo, il quale nel 2011 scriveva che "molti suoi articoli sono condivisibili, altri meno o per nulla [..] E' un testo di 139 articoli, scritto dopo le macerie della Seconda Guerra Mondiale e la fine del fascismo, che esclude i cittadini dalla possibilità di proporre delle leggi, è una Costituzione in parte "diversamente democratica" [..] La Costituzione va rimessa in discussione in molti dei suoi articoli"